Desiderio realmente ridotto
L’interesse erotico è persistentemente basso in diversi contesti e questa condizione genera disagio personale.
Quando nella coppia entrano critica, rifiuto percepito, sovraccarico emotivo e memoria delle ferite precedenti, il problema non è sempre una semplice “libido bassa”. A volte il desiderio esiste ancora, ma qualcosa ne rende più difficile l’accesso.
Una delle domande che incontro più spesso nel lavoro clinico è: “Se lo amo, perché non lo desidero?” Nell’ADHD questa domanda merita qualche distinzione in più, perché desiderio, attenzione, attivazione emotiva e relazione possono intrecciarsi in modo meno lineare di quanto immaginiamo.
Pensare che ADHD significhi automaticamente “poco desiderio” sarebbe sbagliato. In alcune persone il desiderio può essere intenso, ma molto discontinuo; in altre può dipendere maggiormente dal coinvolgimento, dalla novità o dalla capacità di spostare l’attenzione verso ciò che sta accadendo nel corpo.
Il problema può quindi non essere quanto desiderio esiste, ma quanto facilmente quella persona riesce ad accedervi.
Ridurre tutto alla dopamina è altrettanto semplicistico. Attenzione, transizioni, stanchezza, regolazione emotiva, salute, farmaci e qualità della relazione possono tutti modificare il modo in cui il desiderio diventa disponibile.
L’interesse erotico è persistentemente basso in diversi contesti e questa condizione genera disagio personale.
Interesse e piacere possono esserci, ma iniziare, cambiare assetto mentale o restare presenti è difficile.
Il desiderio diminuisce soprattutto all’interno di una relazione o di un circuito caratterizzato da pressione, critica, vergogna, conflitto o ritiro.
Queste situazioni possono sovrapporsi. Per questo chiedersi semplicemente “ho o non ho libido?” spesso non è sufficiente. È più utile capire dove si interrompe il processo.
Alcune persone con ADHD riferiscono una risposta emotiva particolarmente intensa quando percepiscono critica, fallimento o rifiuto.
Questo non significa che ogni persona ADHD reagisca così, né che ogni reazione intensa dipenda necessariamente dall’ADHD.
Ma quando è presente anche una difficoltà nella regolazione emotiva, tornare rapidamente a uno stato di equilibrio può essere più complesso.
Una nuova critica può quindi riattivare non soltanto ciò che è appena successo, ma anche frustrazione, vergogna, senso di ingiustizia o paura di essere nuovamente svalutati.
È qui che la relazione può iniziare ad avere un effetto diretto sull’erotismo.
Una precisazione importante: il termine “Rejection Sensitive Dysphoria” viene frequentemente utilizzato parlando di ADHD, ma non rappresenta una diagnosi autonoma nei principali sistemi diagnostici. È più corretto considerare la sensibilità alla critica e al rifiuto come una possibile lente clinica.
Questa è una distinzione che considero particolarmente importante nel lavoro clinico.
La comprensione razionale di un episodio non coincide necessariamente con la completa disattivazione della risposta emotiva associata a quell’esperienza.
Se nella relazione alcune esperienze sessuali o affettive sono state ripetutamente associate a giudizio, pressione, conflitto o paura di deludere, l’intimità può progressivamente perdere parte della propria libertà.
Il sesso può iniziare ad assumere implicitamente altri significati: una verifica dell’amore, una rassicurazione da fornire, una prestazione o una forma di pacificazione.
Quando accade questo, il calo del desiderio non dimostra automaticamente che l’amore o l’attrazione siano scomparsi. Può indicare che il sistema erotico sta incontrando troppi segnali di pressione o di allarme.
Quando il problema nasce da un circuito di questo tipo, aumentare semplicemente la frequenza dei rapporti rischia persino di aumentare la pressione.
È più utile individuare quale passaggio mantiene oggi la difficoltà.
Richiesta, pressione, critica, vergogna, difesa ed evitamento possono rinforzarsi reciprocamente.
Non sempre basta dichiarare chiusa una discussione. La riparazione diventa più efficace quando cambia realmente il modo di affrontare il conflitto.
Frequenza, iniziativa, orgasmo o risposta sessuale non possono diventare continuamente la misura del valore della relazione.
Sicurezza, autonomia, curiosità, possibilità reale di fermarsi e assenza di pressione restituiscono spazio all’esperienza erotica.
Nel lavoro con persone ADHD e con le coppie incontro frequentemente una discrepanza: ciò che la persona considera ormai razionalmente superato può continuare ad avere un peso nella disponibilità emotiva e sessuale.
Per questo non considero automaticamente l’assenza di iniziativa o il calo del desiderio come prova di disamore.
Cerco invece di capire se siamo davanti a un desiderio realmente ridotto, a una difficoltà nel raggiungerlo oppure a un sistema relazionale che, nel tempo, ha iniziato a funzionare come freno erotico.
Questa distinzione non elimina la responsabilità personale né attribuisce tutto all’ADHD. Permette però di formulare domande clinicamente più utili.
La letteratura scientifica disponibile descrive nell’ADHD una sessualità eterogenea: non semplicemente meno desiderio, ma possibili differenze nel desiderio, nella soddisfazione sessuale, nella regolazione emotiva e nella presenza di difficoltà sessuali. La ricerca è ancora limitata e non consente di attribuire automaticamente una specifica difficoltà sessuale all’ADHD. Riferimenti essenziali: Soldati et al., Journal of Sexual Medicine, 2020; Hertz et al., Frontiers in Psychiatry, 2022.
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